APOCALYPTO
"Un uomo, la cui idilliaca esistenza è stata brutalmente sconvolta dalla ferocia degli invasori, intraprende un viaggio irto di pericoli in un mondo dominato da paura e oppressione, dove lo attende una fine straziante. Quando gli eventi precipitano, quest'uomo, spinto dall'amore che nutre per la sua donna e la sua famiglia, tenterà di tornare a casa per riuscire a salvare il suo mondo e la sua vita."
L'ispirazione di APOCALYPTO è giunta dopo 'La Passione di Cristo', quando Gibson ha iniziato a percepire la curiosità, da parte del pubblico, rispetto alle vicende emozionanti e spettacolari, ma anche profonde. 'Penso che la gente voglia assistere alla messa in scena di storie grandi, che raccontano qualcosa di interessante e che li tocchino spiritualmente', afferma Gibson. Affascinato dal repentino crollo dell'antica civiltà Maya, Gibson ha immaginato una storia ambientata sullo sfondo di quella cultura ricca di misteri.
Gibson è quindi partito dall'idea di voler creare un film d'azione senza precedenti, in cui un uomo si gioca il tutto per tutto. 'Volevo un film di azione e avventura dai ritmi molto veloci, in cui accade continuamente qualcosa di nuovo', racconta Gibson. 'Ero affascinato dall'idea che la maggior parte della storia sarebbe stata narrata a livello visivo, e che avrebbe colpito il pubblico nella sfera più viscerale ed emotiva'.
Mentre Gibson condivideva queste idee con lo sceneggiatore laureato a Cambridge Farhad Safinia, insieme hanno iniziato a esplorare l'idea, assolutamente innovativa e coraggiosa, di ambientare questa epica alla fine del regno dei Maya.

Safinia, che conosceva bene lo Yucatan e le rovine Maya, ha affascinato Gibson con i suoi racconti di questa civiltà perduta, e il copione ha avuto inizio. 'La nostra idea era come un motore', dice Safinia. 'Ci stava portando in qualche luogo che anche noi non conoscevamo, perciò eravamo elettrizzati mentre scrivevamo. Ci sono diverse rivelazioni, colpi di scena ed evoluzioni della storia, che avvengono a un ritmo molto serrato'.
Mentre scrivevano, Gibson e Safinia si sono immersi nell'affascinante storia dei Maya. Hanno trascorso mesi a leggere dei miti Maya sulla creazione e distruzione, fra cui i sacri testi di profezie noti come 'Popul Vuh'. Hanno studiato i più recenti testi archeologici sui nuovi scavi e le teorie sul crollo della civiltà. Poi si sono recati di persona sul posto, per visitare i siti Maya e questo viaggio li ha colpiti in modo particolare.
Ricorda Gibson: 'Ero in cima al tempio di El Mirador in Guatemala, nell'unica foresta pluviale sopravvissuta nel paese, e riuscivo a distinguere i contorni di 26 città, tutte intorno a noi, disposte come un orologio. Si vedevano le piramidi che spuntavano dalla giungla in lontananza. Era pazzesco. Si percepiva ancora benissimo quanto sia stata potente, un tempo, questa civiltà'.
Gibson racconta la parabola dei Maya, dando ampio rilievo alle abitudini brutali di quel popolo e concentrandosi lungamente sul senso di oppressione, terrore e rovina che regnava nel periodo appena precedente alla loro scomparsa.
Il film è incredibilmente avvincente, Gibson ha reclutato attori sconosciuti, la pellicola è interamente in lingua Maya con i sottotitoli, non fatevi spaventare, scorre benissimo, anche perché la trama è tutta giocata sui ritmi mozzafiato e su immagini così intense da togliere il fiato.
Molto contestato per le scene così crude, Gibson non è sceso a compromessi dando al pubblico la sua visione di una fetta di storia senza censura e senza falsi moralismi. Può piacere o no, ma la violenza è insita nell'uomo fin dagli albori e nessun popolo si è mai tirato indietro davanti alla necessità, molto spesso non giustificata, di brutalità .
Vero è che in alcuni momenti lo spargimento di sangue appare eccessivo ma rende anche ben visibile l'intento di Gibson. Il messaggio è che la storia si ripete e che l'uomo moderno, considerato illuminato, sta in realtà dimostrando, con massacri di vario genere, di non essere affatto diverso, né tantomeno esente dal seme della violenza incontrollata, dal suo predecessore.
Per chi ha uno stomaco discretamente allenato è da vedere
