
IL GIARDINO
Qualcuno nella notte piantò
un seme nel giardino di un uomo
lasciando che al suo risveglio
fosse lui ad occuparsi
di quella crescita.
Ma un vento dispettoso
nato appositamente con
lo sbocciare di quell’evento,
seppur fosse di poco conto,
piegò al suo volere
le prime foglie appena nate.
L’uomo non dette molta importanza
a quel vento e non la diede neppure
a quel che gli era stato donato
tant’è che incurante di quell’accaduto
lasciò al caso la crescita di quel germoglio.
Fu così che per varie volte
nella successione delle stagioni
la circostanza si ripropose
distruggendo quel poco che l’uomo aveva fatto.
Benché altri si presentarono per aiutarlo
di prendendosi cura loro stessi di quella piantina
nessuno fu mai in grado di portar
la protezione necessaria per quella crescita
questo perché solo chi ne era possessore
disponeva di quella facoltà,
così come di entrare in quel giardino
luogo che lo stesso custode
dopo del tempo egli stesso chiuse.
Passarono le stagioni
ma nulla cambiò
finché ne giunse una dal caldo così torrido
che seccò la linfa di quelle già deboli radici,
appassendo i pochi steli appena protesi.
Ma neanche quella disgrazia distolse
il padrone di quel luogo
impegnato come era in altre faccende.
Molti lo videro innalzare il suo ego,
accrescere molteplici passioni,
pronto a fortificare i propri beni.
Nonostante gli evidenti danni
causati dalla sua incuria
pensò che prima o poi l’acqua del cielo
avrebbe provveduto alle sue mancanze,
ma quando questa venne
non avendo messo nessun contenitore per conservarla
così come scese, passò in fretta,
dissipata come lo sono i denari non guadagnati
con la propria fatica.
Questo causò alla pianta danni tali
che fu ridotta in fin di vita,
tanto che lo stesso giardino
venne anch’esso meno al suo rigogliar.
Anche gli alberi si fecero spogli
e i fiori persero avvizzendo i colori.
Così fu per i frutti,
caduti in terra perché non colti.
L’uomo oramai posseduto e in balia
del vento divenuto nel frattempo impetuoso,
abbandonò del tutto la custodia
di quel che gli fu affidato all’inizio dei propri giorni.
Corrotto da altre passioni,
divenute oramai tormenti,
era in preda di sofferenze e dispiaceri
di cui lui stesso ora ne prendeva coscienza.
Fu così che in breve
rovi e spine presero di quel giardino ogni spazio
causando l’impoverimento della stessa terra.
Anche la piccola pianta incolta
in poco tempo sparì sotto l’immensa coltre,
avvolta da ogni tipo di sterpaglia,
il che causò la perdita della luce del sole
e di conseguenza l’esaurimento di chi
abbandonato è al proprio destino.
Così giunse di nuovo la notte
e l’uomo si ritrovò da solo
come quando nacque.
A vederlo sembrava assomigliare a quel giardino
e che la pianta fosse ad un tratto la sua anima
la stessa che tante volte gli chiese aiuto.
Si racconta che un giorno
fu lui a chiederlo e lo fece al vero proprietario
di quel che un tempo era un paradiso
ricolmo di ogni fiore e frutto.
Lo chiese con il cuore in mano
e con le lacrime agl’occhi
chinando il capo proprio verso
dove era stata seminata quella pianta.
Qualcuno narra che allo scendere di quelle lacrime
qualcosa accadde, ma non starò
qui a dilungarmi oltre,... provate ad immaginarlo,
come se voi stessi foste di fronte a quell’uomo.
Posso solo dirvi che ora
vende i frutti di quel che ha creato,
...ora che i rami di quella pianta
divenuti albero toccano il cielo.
Enrico Carlostella