<} } }
ESSERE POETA NON E' UNA MIA AMBIZIONE . E' LA MIA MANIERA DI STARE SOLA...MA SEMPRE CN UN ANIMA chE HA VOGLIA DI COMUNICARE....OGGI SONO DI UN COLORE TRASPARENTE SE MI PASSI DENTRO CON LA TUA ANIMA MI FARAI SOLO PIACERE ……TI ASPETTO…………
lunedì, 31 marzo 2008,marzo 31, 2008 17:02

Con un amico a fianco puoi arrivare in capo al mondo

Un amico non è la perona con cui ridi, scherzi o ti diverti. Un vero amico è una persona che pur conoscendoti a fondo, resta comunque tuo amico.

Ogni lacrima versata è una nota tragica nella lunga opera della vita.
Ciò che fa l'amico, è prendere queste note e, mettendole assieme, farne una melodia.

Un amico è colui che è disposto ad ascoltare e a consolarti quando serve.
Un amico è una persona che ti offre aiuto, senza chiedere però una ricompensa.
Un amico è quella persona che sta sveglio ore a parlarti quando tu hai bisogno.
Un amico ti sta accanto sempre, e si vede quando c'è bisogno.
Un amico è colui che è in grado di farti sorridere anche nei momenti peggiori.
Un amico è la persona con cui sai divertirti e con cui puoi condividere i segreti.
Un amico è ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno, ma per avere un buon amico bisogna essere buoni amici. Gli amici sono come dei tesori, ognuno è stupendo e raro a modo suo.

Meravigliosa è la nostra amicizia, è grande e così gradita! Ti voglio tantissimo bene.

by animafragilem | categoria:amicizia | Link | commenti (30)(popup) | commenti (30)
lunedì, 31 marzo 2008,marzo 31, 2008 12:32

vorrei
volare
come
ungabbianoe
sentireilventofra
leali
ecercare
lafelicita
inqualche
partedel

mondo

by animafragilem | categoria:i miei pensieri | Link | commenti (popup) | commenti
lunedì, 31 marzo 2008,marzo 31, 2008 11:03

QUESTI GIORNI pesanti....li rinkiudo nel mio cuore....tutto sembra nero...anzi lo è...tutto e nulla vaà....sn cm una barca ke naviga verso mari sconosciuti....nn so quale destino ci sia in riservo per me.....colgo..ogni istante..ma poi cadendo nn riesco a rialzarmi...xkè deve succedere tutto questo.?conitnuo a domandarmi se è vero ci ke ha detto non posso permettermi questo ....non basta più nulla x dimostrare l'amore....mi sento persa..in un vuoto..ke nn riuscirò a colmare....le parole ke ho dentro....fanno rumore....continuano a scendere le lacrime..ke sn invisibili agli okki.....xkè l'anima mia piange....ho paura....e il dolore....mi soffoca....dentro....quelle lacrime oggi tornano a pesarmi....senza controllarle...seppelliscono ogni mia speranza....ricoprendo promesse

by animafragilem | categoria:momenti, i miei pensieri | Link | commenti (8)(popup) | commenti (8)
lunedì, 31 marzo 2008,marzo 31, 2008 10:09

dovrei star qui a soffrire...a macerarmi dentro a pensare il pomeriggio e anche la notte senza perchè NON VIVO SENZA TE NON VIVO SENZA TE dovrei pensare in termini di mesi forse di anni sarebbe il tempo per dimenticarsi non voglio neanche pensarci NON VIVO SENZA TE NON VOGLIO VIVERE SENZA DI TE vuoi che canti in una splendida canzone cosi la sentirai cantare da milioni di persone NON VIVO SENZA TE NON VIVO SENZA TEscrivere una canzone è come ballare oer ore prima di cadere a terra finito dallo sforzo finalmente morto NON VIVO SENZA TE NON VOGLIO VIVERE SENZA DI TE vuoi che canti in una splendida canzone cosi la sentirai cantare da milioni di persone NON VIVO SENZA TE NON VIVO SENZA TE NON VIVO SENZA TE NON VOGLIO VIVERE SENZA DI TE

by animafragilem | categoria:testi, vasco rossi | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 19:39

VASCO ROSSI: IL MONDO CHE VORREI E' UNA VITA SENZA STOP AND GO

"Il mondo che vorrei e' un mondo dove si viaggia sempre e non si arriva mai". E' questa la chiave con cui Vasco Rossi interpeta il suo nuovo album, "Il mondo che vorrei", nei negozi da venerdi' 28 marzo. Il disco, 12 brani di cui 11 inediti cui si aggiunge "Basta poco", uscito l'anno scorso, e' la piena espressione del Vasco atteso dai suoi fan, un pubblico che gli chiede di alternare rock, dolci ballads e parole che aiutino a interpretare il malessere sociale, le difficolta' di rapporto con gli altri, con l'altro sesso. Tralasciando la traccia che da' titolo al disco e che gia' da giorni impazza alle radio, il primo affondo a tutto rock lo affibbia "Gioca con me", un omaggio alla femminilita', un brano che vede alle chitarre Slash, il mitico esponente dei Guns 'n'Roses. "Come riempi bene quei jeans, cammini come una dei film, coi tacchi quasi galleggi", canta il rocker accompagnato da uno Slash in grande spolvero che sembra star li' a primeggiare, imbracciando la sua Gibson, con il Blasco. Non mancano le ballate: a cominciare da "Vieni qui" fino a "E adesso che tocca a me" dove Vasco manifesta la sua insoddisfazione, segnala le difficolta' che emergono nel conflitto con la realta'. A 56 anni, Vasco Rossi continua a non tirarsi indietro. Odia l'ipocrisia e lo dice chiaramente in "Non sopporto". Nutre molta diffidenza verso chi ha solo certezze e mai un dubbio e cosi' diventa feroce, ironico al limite del sarcastico in "Dimmelo te". "Mi sento un sopravvissuto - riconosce - Ho fatto un sacco di esperienze e cambiato molti modi di vivere: ho vissuto da sconosciuto, da povero, da ricco, e famoso. Da montanaro, da studente, da deejay e rockstar. Mi sembra che dio mi abbia concesso una vita veramente molto varia e lunga .. o forse - scherza - si e' dimenticato di me". L'album, che si presenta splendidamente con la copertina che vede il rocker guardare da dietro una porta socchiusa, e' "imprigionato" in una seconda copertina tutta in plastica che riporta in giallo fosforescente la "V" di Vasco, il titolo dell'album e, sul retro, l'elenco delle tracce. E chissa' cosa saranno riusciti a "inventare" i creativi per la copertina dell'album in vinile tirato in 4 mila copie in edizione limitata e numerata. Nel disco non manca comunque spazio dedicato al complicato rapporto con le donne. Vasco si arrende totalmente alla donna in "Non vivo senza te" ma la mette anche in guardia nel gia' citato "Vieni qui" ("Non potrai mai trovare un altro come me"). Ne' manca un omaggio all'amore in "Colpa del whisky". Per tutti i suoi fan, Vasco si conferma re del dubbio. Di certezze non ne puo' dare: la sua unica speranza e' che, se non arriva un angelo, che nasca almeno un rock'n roll. L'album, prodotto da Vasco Rossi e da Guido Elmi, tranne due canzoni prodotte da Celso Valli, e' stato pensato in Italia e realizzato tra Bologna e Los Angeles. Tutti i testi sono firmati da Vasco Rossi che sembra proseguire il suo cammino verso il minimalismo in qualche modo ricongiungendosi allo stile degli esordi. Per le musiche, si e' avvalso della collaborazione di Tullio Ferro, Gaetano Curreri e Guido Elmi, da anni complici, ognuno a suo modo, delle differenti atmosfere musicali che avvolgono l'album.

by animafragilem | categoria:vasco rossi | Link | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 18:25

 

Sai che succede amica mia?
C’è chi ora prova a portar via
Sogni giovani che il tempo cullerà,
Pieni di libertà
Gente che resta e che va via
Colpa di un uomo o della democrazia?
Dai peccati Madre Guerra assolverà
Chi la venererà!
C’è qualcuno là
Che ci aiuterà
A dire basta! ?
C’è qualcuno là che
Fermare potrà
La violenza?
Sai che succede amica mia?
Quella che oggi è una bugia
L’indomani per qualcuno evolverà
E sarà verità
C’è qualcuno là
Che ci aiuterà
A dire basta! ?
C’è qualcuno là che
Fermare potrà
La violenza?
C’è qualcuno là
Nell’immensità
Della terra?
C’è qualcuno là che
Vivere saprà
Con la testa?
Quante pietre da scagliare
Tiene in serbo, generale,
Il suo esercito di frode ed empatia?
Quante sono le persone
Che in nome del Signore
Finiranno nella cenere?
C’è qualcuno là
Che ci aiuterà
A dire basta! ?
C’è qualcuno là che
Fermare potrà
La violenza?
C’è qualcuno là
Nell’immensità
Della terra?
C’è qualcuno là che
Vivere saprà
Con la testa?
C’è qualcuno là?

di L'AURA

by animafragilem | categoria:musica, momenti | Link | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 14:50

ed è proprio quando arrivo lì
che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui
che io ripartirei
ed è come quello che non c’è
che io rimpiangerei

quando penso che non è cosi il mondo che vorrei
non si può fare quello che si vuole

by animafragilem | categoria:musica, momenti, vasco rossi | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 12:47

Vivere la vita con le gioie e con i dolori di ogni giorno, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e inabissarti nell'amore è il tuo destino, è quello che Dio vuole da te.

Fare insieme agli altri la tua strada verso lui, correre con i fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai.

Vivere la vita è l'avventura più stupenda dell'amore, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita è generare ogni momento il paradiso: è quello che Dio vuole da te.

Vivere perchè ritorni al mondo l'unità, perchè Dio sta nei fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai

by animafragilem | categoria: | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 09:04

gesto, se vuoi,
è l'espressione di ciò che è più profondo
e sfugge ogni definizione,
nel roteare di atomi e sfere,
e se proprio vuoi dire un nome
puoi chiamarlo ARMONIA.
Ogni attimo di tempo, se vuoi,
è richiamo di un soffio Eterno
che abita in tutte le cose
e non conosce dottrine,
e se proprio vuoi dire un nome
puoi chiamarlo AMORE.
Ogni fatica, se vuoi,
è gradino di un'ascesa invisibile
che si svolge negli abissi della coscienza
fino alle altezze supreme dell'Essere
che non hanno fine
ma sempre nuovi inizi.
Puoi dare un nome
a ciò che sempre si rinnova
ed ha per dimora lo spazio infinito?
Se vuoi, puoi chiamarlo LUCE.
Ogni respiro
viene dalla sorgente al di là del tempo
e non è affanno, se vuoi,
ma flusso che scorre dolcemente
tra nascita e morti
e riposa nel grembo Divino
come l'onda riposa nel mare:
puoi chiamarlo, se vuoi, PACE.

Canta la vita
finchè il tempo te lo concede;
cerca il libero soffio,
il libero pensiero,
affinchè ogni tuo giorno sia nuovo
e non la ripetizione di secoli.
Vivi l'attimo nell'eterno respiro
inventando parole
che nessuno ha mai detto.
Crea la tua vita
come l'Infinito la ricrea in te.


by animafragilem | categoria:perledisaggezza | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 09:01

Semplice ti apparirà la vita tutta, quando avrai superato degnamente la tua ombra.


Il senso della vita è un prezioso monile che porti al collo, esso è diadema di giorno e catena soffocante di notte, non temere la sua duplice faccia ti porterà a coniare la tua splendida ed unica gemma, che avrà su tutte le sue sfaccettature il segno della tua comprensione


Stimati tu, prima di cercare stima negli occhi degli altri, e vedrai che quando il tuo specchio ti rimanderà l’immagine che cerchi, il mondo ti vedrà attraverso i tuoi stessi occhi.

Quando comprenderai che fusto, radice e foglie, appartengono tutte al tuo albero, vedrai con gli occhi del cuore il tuo giardino.

Per raggiungere la serenità interiore, è bene non trascurare quel che c'è di favorevole e di buono negli avvenimenti che ci capitano contro la nostra volontà, oscurando e bilanciando il peggio con il meglio

sogni sono come le stelle per i naviganti, non si raggiungono mai, ma servono a tracciare la vita

by animafragilem | categoria:pensieri sparsi, perledisaggezza | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 27 marzo 2008,marzo 27, 2008 08:52

VIVERE....e Sorridere dei guai
così come non hai fatto mai
e poi pensare che domani sarà sempre meglio

Vivere!
e sperare di star meglio


by animafragilem | categoria:musica, momenti | Link | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 26 marzo 2008,marzo 26, 2008 18:53

Perché certe cose non cambieranno mai, saranno sempre più forti della tua voglia di fuggirgli via, saranno sempre più vive di quanto tu nutra il desiderio di farle sparire per sempre.
Perché certe sensazioni non possono abbandonarti, sono cresciute con te ed in te e hanno contribuito a farti diventare la persona che sei...
E poi il tempo, il tempo che tu vuoi un giorno arriverà. Non occorrerà cercarlo, si presenterà da solo, perché è questa la vita.
La vita è attesa e desiderio e vale la pena vivere per questo

la fragilità...ke il giorno di pasquetta ha comandato il tuo corpo di quel terribile gesto ....spero da questo si possa capire tutte le cose belle e anke meno belle ke la vita offre ma affrontandole....e se nn capaci facendoci aiutare....MANU OGGI SEI VIVA..E GRAZIE PROPRIO AL MIRACOLO KE DIO HA COMPIUTO....HAI RICEVUTO QUESTO DONO..DI CONITNUARE A VIVERE X SPERARE...NN LASCIARTII ANDARE...MAI....VIVI VIVIIII SEMPRE...FORSE PIù IL Là RIUSCIRò A SCRIVERE CIò KE è SUCCESSO QUEL TERRIBILE GIORNO DI PASQUETTA...MA RINGRAZIANDO DIO OGGI SEI VIVA....

by animafragilem | categoria: | Link | commenti (popup) | commenti
martedì, 25 marzo 2008,marzo 25, 2008 22:50

 

AL SOLO PENSIERO
 
Quando penso a te
lascio la mia vita al bordo
dei sentimenti,
per poi sedermi
dove gli occhi
possano vederti
senza l’interferire
delle ombre della sera,
necessità questa
per non porre mai
tra noi alcuna distanza.
Il mio immaginarti
è come il tendersi dell’arco
prossimo allo scoccare
di una freccia, e te
il nitido bersaglio
ove giungere
senza che alcun limite
possa impedirmi  il
passaggio.
In questo modo so di attraversare
vento e luce,  suono e materia,
il che significherebbe oltrepassarli
come fa il delicato pronunciarsi
dell’arcobaleno nel cielo.
Lì, in quell’attimo ho imparato
che presto mi troverò
dove inginocchiati sono
gli amanti di ogni storia,
pietrificati dai moti perpetui del tempo,
dove si rimane ancorati all’attesa
se non si ha l’ardire di piegarsi
all’Amore...
 
Quando penso a te
le mie idee sanno
valicare ogni senso terreno,
...è così che ti avverto,
mentre giungo all’essenza
scaturita dal tuo solo voltarti,
...è così che ti attraverso
mentre divengo con te
un'unica forma.
 
Descrivere quel momento
sarebbe come macchiarlo,
sarebbe come sminuirlo,
perché nel  suo delicato candore
quell’Amore sa rendere etereo
e magico ogni passo intrapreso,
come sa fare la fiamma di una candela
mentre cesella e modella la cera.
 
Quando penso a te
è come se ascoltassi l’Amore rispondermi.
Lui mi racconta di eventi
che non conosco, ma che so esistere...
e seppur non odo la sua voce,
Lui sa riempirmi come solo tu sai...
in ogni dove il cuore.  
ENRICO CARLOSTELLA    
by provaacapire | categoria:provaacapire | Link | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 21 marzo 2008,marzo 21, 2008 16:31

Una morte per la vita
La passione di Gesù è veramente una «passione gloriosa» perché il Padre ha già dato la sua risposta che trasforma la sconfitta in vittoria e il luogo dell’infamia in centro di attrazione universale: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me!» (Gv 12,32). Nella carne dell’Agnello immolato «tutto è compiuto» (Gv 19,30), si attua la salvezza voluta dai Padre, quella di riunire in unità i figli di Dio dispersi dal peccato (cf Gv 11,52); attraverso il sangue dell’Agnello pasquale Dio riconcilia a sé l’umanità ed essa può entrare (cf Eb 4,16: seconda lettura) in comunione vitale con Dio; nella morte di Cristo lo Spirito è riconsegnato al Padre perché lo effonda sugli uomini, come sorgente di vita nuova.

La croce diventa così il cuore del mondo. Da essa si è innalzata al Padre la preghiera di Cristo per la salvezza di tutti. Unita al gesto sacerdotale dei suo Signore la Chiesa eleva la grande intercessione: tutto è radunato sotto la croce, perché solo in questo mistero di morte e di risurrezione possono trovare soluzione i problemi e i drammi che coinvolgono la storia della Chiesa e dell’umanità. Tra le molteplici invocazioni emerge la supplica per l’unità dei cristiani. La croce svela il dramma della divisione fra le Chiese e diventa implicita accusa di un peccato originato dalla poca fedeltà alla croce e dall’orgoglio. Per ultimi, uniti da una strana coincidenza, sono ricordati gli uomini che governano e i tribolati. Gli uni hanno bisogno di vedere il potere come
«servizio che crocifigge», gli altri, perché crocifissi, di riacquistare il posto dovuto nella considerazione di tutti.

«
Guarderanno colui che hanno trafitto »  
Il rifiuto di un popolo riassume, in un certo senso, il rifiuto, l’ottusità, l’incredulità dell’uomo di ogni tempo, posto di fronte ai valori di verità, di giustizia e di amore che Dio ha rivelato in Gesù. La fede professa che il Giusto
« morì per i nostri peccati » (1 Cor 15,3): a motivo dei nostri peccati, del peccato universale di tutta la famiglia umana; ma soprattutto morì a vantaggio di noi, per la remissione dei peccati di tutti: Dio infatti ci ha perdonati e riconciliati a sé per il sangue di Cristo (cf Il catechismo dei giovani, pp. 146.150).
Il gesto dell’adorazione della croce diventa significativa risposta al dono immeritato, e avveramento della parola profetica:
«Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto!» (Zc 12,10; Gv 19,37). Gesto di fede e di amore, riconoscimento della regalità salvifica di Cristo e della speranza nata dalla croce; gesto di penitenza, ma anche di impegno a vivere nell’obbedienza a Dio e a promuovere con tutte le forze la verità e l’amore.

La comunione eucaristica, che conclude l’azione liturgica, rende partecipi della morte gloriosa di Cristo e dei suoi frutti: è inserimento nell’alleanza sigillata nel sangue dell’Agnello; è accoglienza dello Spirito sgorgato dal costato di Cristo e che permette già ora di partecipare alle nozze dell’Agnello, che avranno il loro pieno compimento nella festa dei cielo (cf Ap 19,7-9).


by animafragilem | categoria:festivita | Link | commenti (21)(popup) | commenti (21)
venerdì, 21 marzo 2008,marzo 21, 2008 16:17

Quante e quante volte i nostri occhi si sono posati su un Crocifisso o una semplice croce, in questo mondo distratto, superattivo, superficiale?
Quante volte entrando in una chiesa o passando davanti a delle edicole religiose agli angoli delle strade, sui sentieri di campagna o di montagna, o mettendola al collo sia per devozione, sia per moda, i nostri occhi hanno visto la Croce; quante volte sin da bambini ci siamo segnati con il segno della Croce, recitando una preghiera o guardando il Crocifisso appeso alla parete della nostra stanza da letto, iniziando e terminando così la nostra giornata.
La Croce simbolo del cristianesimo, presente nella nostra vita sin dalla nascita, nei segni del rito del Battesimo, nell’assoluzione nel Sacramento della Penitenza, nelle benedizioni ricevute e date in ogni nostro atto devozionale e sacramentale; fino all’ultimo segno tracciato dal sacerdote nel Sacramento degli Infermi, nella croce astile che precede il funerale e nella croce di marmo o altro materiale, poggiata sulla tomba.
Così presente nella nostra vita e pur tante volte ignorata e guardata senza che ci dica niente, con occhio distratto e abituato; eppure la Croce è il supremo simbolo della sofferenza e della morte di Gesù, vero Dio e vero uomo, che con il Suo sacrificio ci ha riscattato dalla morte del peccato, indicandoci la vera Vita che passa attraverso la sofferenza.
Gesù stesso con le Sue parabole insegnò che il seme va sotterrato, marcisce e muore, per dare nuova vita alla pianta che da lui nascerà.
In tutta la vicenda umana e storica di Gesù, la “Passione” culminata nel Venerdì Santo, designa da sempre l’insieme degli avvenimenti dolorosi che lo colpirono fino alla morte in croce. E questo insieme di atti progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis” (pratica extraliturgica, introdotta in Europa dal domenicano beato Alvaro, (†1402), e dopo di lui dai Frati Minori Francescani); che la Chiesa Cattolica, ricorda in ogni suo tempio con le 14 ‘Stazioni’; quadretti attaccati alle pareti, oppure lungo i crinali delle colline dove sorgono Santuari, meta di pellegrinaggi; con edicole, gruppi statuari o cappelle, che invitano alla meditazione e penitenza; in ognuna di queste ‘Stazioni’ sono raffigurati con varie espressioni artistiche, momenti della dolorosa “Via Crucis” e Passione di Gesù; espressione di alta simbologia ed arte, sono ad esempio i Sacri Monti come quelli di Varallo e di Varese, e i celebri Calvari bretoni.
La “Passione” di Gesù cominciò dopo l’Ultima Cena tenuta con gli Apostoli, dove Egli diede all’umanità il dono più grande che si potesse: sé stesso nel Sacramento dell’Eucaristia, inoltre l’istituzione del Sacerdozio cristiano e la grande lezione di umiltà e di amore verso il prossimo con la lavanda dei piedi dei Dodici Apostoli.
I Vangeli raccontano gli avvenimenti in modo abbastanza preciso e concorde; nella primavera dell’anno 30, Gesù discese con i suoi discepoli dalla Galilea a Gerusalemme, in occasione della Pasqua ebraica, l’annuale “memoriale” della prodigiosa liberazione del popolo ebreo dall’Egitto.
Qui tenne l’Ultima Cena, dove di fatto fu sostituito il vecchio “memoriale” con il nuovo, da rinnovare nel tempo fino al suo ritorno: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi”; “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi”; “Fate questo in memoria di me!”.
Nella “redenzione dal peccato” si deve ricercare in buona parte, il senso della ‘Passione’ di Cristo e di questo trattano i racconti evangelici, nel susseguirsi degli avvenimenti che seguirono l’Ultima Cena; è bene ricordare che lo stesso Gesù preannunziò ciò che sarebbe accaduto ai suoi discepoli per ben tre volte, preparandoli al suo destino di sofferenze e di gloria; in particolare la terza volta (Luca 18, 31-33).
Ma il suo sacrificio, è presentato nei Vangeli anche come l’attuazione della parola dei profeti, contenuta nelle Scritture e si delinea una grande verità, consegnandosi mite e benevole nelle mani di uomini che faranno di lui quello che vorranno, l’”Agnello di Dio” ha preso su di sé e ha ‘tolto’ il peccato del mondo (Giovanni 1,29).
Per questo si nota che nel racconto evangelico della Passione, ogni atto è presentato come malvagio, ingiusto e crudele; anche tutti coloro che intervengono nei confronti di Gesù sono cattivi o meglio peccatori, come una sequenza impressionante dei peccati degli uomini contro di Lui.
È necessario che il male ed il peccato si scateni contro Gesù, portandolo fino alla morte e dando la sensazione di aver vinto il Bene; finché con la Sua Resurrezione alla fine si vedrà che la vittoria finale sul male, è la sua.
La ‘Passione’ si svolge con una sequenza di immagini drammatiche, prima di tutto il tradimento di Giuda, che lo vende e lo denuncia con un bacio nel giardino posto al di là del torrente Cedron, dove si era ritirato a pregare con i suoi discepoli, e dove Gesù, aveva avuto la visione angosciante della prossima fine, sudando sangue e al punto di chiedere al Padre di far passare, se era possibile, questo calice amaro di sofferenza, ma nel contempo accettò di fare la Sua volontà.
Segue l’arresto notturno da parte dei soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei; Gesù subisce l’interrogatorio di Anna, ex sommo sacerdote molto potente e suocero del sommo sacerdote in carica Caifa; poi il giudizio del Sinedrio giudaico capeggiato da Caifa, che formula ad ogni costo un’accusa che consenta la sua condanna a morte, che però per la legge vigente a Gerusalemme, non poteva essere attuata dalle autorità ebraiche.
Nel contempo si concreta il triplice rinnegamento del suo primo discepolo Pietro; poi Gesù viene condotto dal governatore romano Ponzio Pilato, accusato di essersi proclamato re dei Giudei, commettendo quindi un delitto di lesa maestà verso l’imperatore romano.
Nel confronto con Pilato, Gesù afferma la sua Regalità; nonostante che non si ravvisa in lui colpa alcuna, l’attaccamento al potere, la colpevole viltà del governatore, non fanno prendere una decisione a Pilato, che secondo il Vangelo di Luca (23,6) non volendo pronunciarsi, lo manda da re Erode, presente in quei giorni a Gerusalemme; il quale dopo un’inutile interrogatorio e istigato dai sommi sacerdoti e scribi, lo schernisce insultandolo, poi rivestito di una splendida veste lo rimanda da Pilato.
Ancora una volta Pilato titubante chiede al popolo che colpa ha quest’uomo, perché lui non ne trova; alle grida di condanna lo fa flagellare, pensando che così si calmassero, ma questi gridarono sempre più forte di crocifiggerlo; allora Pilato secondo le consuetudini locali, potendo liberare un prigioniero in occasione della Pasqua, chiese al popolo se intendevano scegliere fra Gesù e un ribelle prigioniero di nome Barabba, che aveva molti morti sulla coscienza, ma anche in questa scelta il popolo si espresse gridando a favore di Barabba.
Non potendo fare altro, il governatore simbolicamente si lavò le mani e condannò a morte Gesù, tramite la crocifissione, pena capitale praticata in quell’epoca e lo consegnò ai soldati.
I soldati con feroce astuzia, posero sul capo di Gesù, schernendolo, una corona di spine pungenti e caricarono sulle sue spalle, già straziate da una lacerante flagellazione, il “patibulum”, avviandosi verso la collina del Golgota o Calvario, luogo dell’esecuzione.
La “Via Crucis” di Gesù presenta alcuni incontri non tutti riportati concordemente dai quattro evangelisti, come l’incontro con Simone di Cirene, obbligato dai soldati a portare la croce di Gesù o a condividerne il peso; l’incontro con le donne di Gerusalemme alle quali dice con toni apocalittici di piangere su loro stesse; l’incontro con la Veronica, le cadute sull’erta salita.
Arrivati sulla cima del calvario, viene dai soldati spogliato delle sue vesti, che vennero tirate a sorte fra gli stessi soldati, poi crocifisso con chiodi alla croce, tortura orribile e atroce, che conduce Gesù alla morte dopo qualche ora, sempre fra insulti e offese, alla fine invece di spezzargli le gambe per accelerarne la morte per soffocamento, essendo già morto, la lancia di un centurione gli perforerà il costato per accertarsene.
C’è ancora tutta una serie di episodi che si verificano prima e dopo la sua morte, come il suicidio di Giuda, lo scambio di parole con i due ladroni, crocifissi anche loro in quell’occasione, lo squarcio del Velo del Tempio di Gerusalemme, il terremoto, lo sconvolgimento degli elementi atmosferici, la presenza ai piedi della Croce di Maria sua madre, di Maria di Magdala (Maddalena), di Maria di Cleofa, madre di Giacomo il Minore e Giuseppe, di Salome madre dei figli di Zebedeo e da Giovanni il più giovane degli apostoli; l’affidamento reciproco fra Maria e Giovanni; le sue ultime parole prima di morire.
La ‘Passione’ si conclude, dopo la deposizione affrettata per l’approssimarsi della festività del sabato, con la sepoltura del suo corpo mortale in una tomba data da Giuseppe d’Arimatea, anche lui diventato suo discepolo, avvolto in un candido lenzuolo e cosparso degli oli e aromi usuali, poi la tomba scavata nella roccia, venne chiusa da una grossa pietra.
In questo contesto finale s’inserisce l’esistenza e la venerazione per la Sacra Sindone, conservata nel Duomo di Torino, prova tangibile dei patimenti e del metodo crudele subito da Gesù per la crocifissione.
Dato il poco spazio disponibile, si è dovuto necessariamente essere veloci nel descrivere praticamente la ‘Passione di Nostro Signore’, ma questo storico evento lo si può meditare ampliamente, partecipando ai riti della Settimana Santa, che da millenni la Chiesa cattolica e le altre Chiese Cristiane celebrano.
Aggiungiamo solo che Gesù ha voluto con la sofferenza e la sua morte, prendere su di sé le sofferenze e i dolori di ogni genere dell’umanità, quasi un “chiodo scaccia chiodo”; indicando nel contempo che la sofferenza è un male necessario, perché iscritto nella storia di ogni singolo uomo, come lo è la morte del corpo, come conseguenza del peccato, ma essa può essere trasformata in una luce di speranza, di compartecipazione con le sofferenze degli altri nostri fratelli, che condividono con noi, ognuno nella sua breve o lunga vita terrena, il cammino verso la patria celeste.
Questo concetto e valorizzazione del dolore fu nei millenni cristiani, ben compreso ed assimilato da tante anime mistiche, al punto di non desiderare altro che condividere i dolori della ‘Passione’; ottenendo da Cristo di portare nel loro corpo i segni visibili e tormentati di tanto dolore; come pure per tanti ci fu il sacrificio della loro vita, seguendo l’esempio del Redentore, per l’affermazione della loro fede in Lui e nei suoi insegnamenti.
Ecco allora la schiera immensa dei martiri che a partire sin dai primi giorni dopo la morte di Gesù e fino ai nostri giorni, patirono e morirono violentemente, con metodi anche forse più strazianti della crocifissione, come quello di essere dilaniati vivi dalle belve feroci; bruciati vivi sui roghi; fatti a pezzi dai selvaggi nelle Missioni; scorticati vivi, ecc.
Poi riferendoci a quando prima accennato ai segni della ‘Passione’ sul proprio corpo, solo per citarne qualcuno: Le Stimmate di s. Francesco di Assisi, di s. Pio da Pietrelcina, la spina in fronte di s. Rita da Cascia, ecc.
La triste e dolorosa vicenda della ‘Passione’, ha ispirato da sempre la pietà popolare a partecipare ai riti del Venerdì Santo, con manifestazioni di grande suggestione e penitenza, con le processioni dei ‘Misteri’, grandi e piccole raffigurazioni, con statue per lo più di cartapesta, dei vari episodi della ‘Via Crucis’, in particolare l’incontro di Gesù che trasporta la croce con sua madre e le pie donne; oppure con Gesù morto, condotto al sepolcro, seguito dall’effige della Vergine Addolorata.
In tutte le chiese, a partire dal Colosseo con il papa, si svolgono le ‘Vie Crucis’, anche per le strade dei Paesi e nei rioni delle città; in alcuni casi per secolare tradizione esse sono svolte da fedeli con i costumi dell’epoca e giungono fino ad una finta crocifissione; in altri casi da secoli si svolgono cortei penitenziali di Confraternite con persone incappucciate o no, che si flagellano o si pungono con oggetti acuminati e così insanguinati proseguono nella processione penitenziale, come nella celebre penitenza di Guardia Sanframondi.
Ci vorrebbe un libro per descriverle tutte, ma non si può dimenticare di citare i riti barocchi del Venerdì Santo di Siviglia.
Alla ‘Passione’ di Gesù è associata l’immagine della Vergine Addolorata, che i più grandi artisti hanno rappresentato insieme alla Crocifissione, ai piedi della Croce, o con Cristo adagiato fra le sue braccia dopo la deposizione, come la celebre ‘Pietà’ di Michelangelo, il ‘Compianto sul Cristo morto’ di Giotto, la ‘Crocifissione’ di Masaccio, per citarne alcuni.
Il soggetto della ‘Passione’, ha continuato ad essere rappresentato anche con le moderne tecnologie, le quali utilizzando attori capaci, scenografie naturali e drammaticità delle espressioni dolorose; ha portato ad un più vasto pubblico nazionale ed internazionale l’intera vicenda terrena di Gesù.
È il caso soprattutto del cinema, con tanti filmati di indubbio valore emotivo, come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini; il “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, la serie di quelli storici e colossali, come “Il Re dei re”, “La tunica”, ecc. fino all’ultimo grandioso per la sua drammaticità “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.
Inoltre la televisione presente ormai in ogni casa, ha riproposto ad un pubblico ancor più vasto le produzioni televisive ed i tanti films con questo soggetto, che per questioni economiche e per la crisi delle sale cinematografiche, non sarebbero stati più visti.
Il Venerdì Santo è il giorno della Croce, di questo simbolo che è di guida ai cristiani e nel contempo tiene lontani altri da questa religione, che per tanti versi ha al suo centro il dolore e la sofferenza, seppure accettata e trasfigurata; e si sa che a nessuno piace soffrire e tutti vorrebbero tendere alla felicità senza prima soffrire.

by animafragilem | categoria:festivita | Link | commenti (popup) | commenti